1) Marta Casarini prendendo in prestito una citazione famosa come si autopresenta?
"Don't dream it, be it". E' la frase che Tim Curry, nei panni del dolce travestito Frank'n Furter, sussurra alla fine di uno dei miei film preferiti, "The Rocky Horror Picture Show". "Non sognatelo, siatelo", è un po' la mia filosofia di vita: cerco sempre di realizzare e ottenere qualsiasi cosa desideri, senza fermarmi a sognare, senza aspettare che l'opportunità mi cada sulla testa. Secondo me, è anche una frase che invita a vivere pienamente la propria condizione, anche se bizzarra o socialmente inaccettabile. Sii ciò che vuoi, assomiglia a te stesso!
2)Come e quando hai iniziato a scrivere Nina Nihl giù per terra.
Tutto è cominciato dalla mia fissazione per i pavimenti e dalla passione per il saggio "La poetica dello spazio" di Bachelard. Questo filosofo francese è un gran drittone: è convinto che ogni parte della casa rispecchi parte del corpo e della psiche umani. Mi è venuta voglia di raccontare la storia di una ragazza confusa, che trovasse uno specchio e un metro di confronto negli oggetti, nei pavimenti e nei soffitti, e ho cominciato a scriverla proprio sdraiata, su un letto, a casa del mio ragazzo. A stretto contatto con un lenzuolo e un cuscino troppo morbido, per finirla in piedi, qualche mese dopo, davanti a un MocioVileda.
3)Ci descriveresti una giornata tipica di Nina Nihil e una di Marta?
Nina si sveglia presto per badare la Cagona.
Per sei ore cambia pannolini, prepara pappe e pulisce bave, poi incontra le sue amiche o va a trovare Mela.
Quando è di buonumore prende la macchina, mette su un cd e canta a squarciagola assieme a Tina Turner, fendendo la tangenziale come una pallina il flipper.
Va a letto tardi la sera, perché passa un sacco di tempo a rimuginare.
Marta si sveglia prestissimo e svolge tutta una serie di attività che a Nina farebbero schifo.
Pulisce la casa, prepara torte e si guadagna il lievito quotidiano traducendo articoli, dando ripetizioni d'inglese e segretariando per un'associazione musicale.
Quando è di buonumore va in giro per i mercatini alimentari di Bologna, annusando frutta e spezie come un aspirapolvere il tappeto.
Va a letto presto la sera, perchè sa che il giorno dopo tutto ricomincia.
4)Dopo aver letto il tuo libro mi sono sdraia a terra, domandandomi come mi vedessero gli oggetti intorno a me. Ridevo da sola ripensando all'esilarante dialogo che Nina Nihl all'inizio del romanzo intrattiene con il lampadario. Per chi non l'ha ancora letto ti va di spiegare di cosa stiamo parlando?
Nina si trova stesa sul pavimento a casa della Cagona: è stanca morta dopo averla badata, e come al solito si sfoga parlando con gli oggetti, in questo caso l'orrendo lampadario che troneggia al centro del soffitto. Quel lampadario esiste davvero, è di plastica rosa e l'ho sempre trovato fuori luogo accostato all'arredamento sobrio ed elegante del salotto che lo ospita: mi sembrava divertente aprire il libro con un confronto tra Nina, che si trova sempre brutta e inadeguata, e un oggetto che secondo lei ha le stesse caratteristiche.
Ne è venuto fuori un dialogo fatto di reciproche critiche e accuse, nonché una dissertazione sulla purezza dei soffitti e la promiscuità dei pavimenti. Lo so, dovrei cominciare a vedere un bravo psicologo!
5)...e Mela chi è?
Mela è una ragazzina di undici anni alla quale Nina fa compagnia ogni giovedì, prima che la madre iperprotettiva torni dal lavoro.
E' curiosa, vivace, piena di idee ancora non corrotte dalle paturnie dell'adolescenza, e ascolta volentieri le piccole storie di quotidianità che Nina le racconta. La sua energia, il suo amore per la vita sono un sollievo per la depressione latente di Nina, che ama andarla a trovare e rendersi utile preparandole da mangiare, giocando con lei e, perché no, provando a spiegarle cosa dovrà affrontare di lì a poco, mestruazioni e pessimi baciatori compresi.
6) E se fosse il tuo Pc a parlare cosa racconterebbe di te come scrittrice?
Il mio povero Toshiba mi pregherebbe di smetterla di riempirlo di briciole, visto che quando scrivo sbocconcello quantità industriali di taralli, fette di torta e fette biscottate, e se possibile, se potessi evitare di usare parole con la "a", perché ormai il tastino è tutto consumato!
7)Secondo te in che modo si può guardare il mondo mantenendo lo stesso sguardo dei bambini? Conosci un segreto?
Non penso che i bambini siano esseri puri, innocenti e privi di pregiudizi. Anzi, quelli con cui ho avuto a che fare avevano una personalità e idee ben definite, spesso crudeli, e una capacità di analisi sorprendente. Forse è proprio questo che li rende speciali, e questo che dovremmo imparare da loro: a mantenere uno spirito di osservazione libero dalle imposizioni e dai filtri che ci vengono imposti dalla società e dalle convenzioni del quieto vivere. Dire quello che si pensa davvero, senza ipocrisie, è una di quelle cose che i bambini fanno sempre e che agli adulti non sono concesse, così come gioire delle inezie, piangere per uno sgambetto e, in generale, mostrare senza remore le proprie emozioni e debolezze. Il segreto forse è semplicemente esprimersi, attività naturale per i bambini, e che richiede invece un grande sforzo e coraggio da parte degli adulti.
8)La creazione di un personaggio vive spesso di suggestioni ed ispirazioni. Quali sono le tue?
Io sono pazza. E come tutti i pazzi veri, se guardo una scarpa non vedo una scarpa. Vedo un mondo intero, una nave, un dolce, uno strumento musicale con le stringhe al posto delle corde. Il problema (o la fortuna, ancora non lo so), è che questo mi succede con tutte le cose: vedo facce nei divani, cavalli nei sedili dell'autobus, gufi nelle rughe. E come se la pazzia non bastasse, sono anche schiava delle mie passioni: adoro mangiare, ascoltare musica, provo un gusto indicibile per i giochi di parole, e tutto questo (passioni e follia) mi spinge a inventare continuamente storie e situazioni. E anche a continuare a vivere.
9)Che cos'è per te la bellezza, cosa la differenzia dalla mera esteriorità?
La bellezza racconta, l'esteriorità non dice niente, è muta.
Il bello per me sta nell'individualità: mi piacciono le facce intense, i nasoni, le tettine piccole e quelle enormi, i libri assurdi e rivoluzionari come quelli di Céline e Rossana Campo, trovo che sia bello il personale, il vero, i quadri di Mirò che non stanno ad ascoltare nessuna legge fisica e spaziale. Il brutto è il prodotto in serie, i lineamenti livellati secondo standard innaturali, i libri che sembrano scritti con il metro dell'Ikea, e mi sembra che ora un cellophane universale stia ricoprendo tutto del suo gusto sciapo, conservando persone e idee in un contenitore asettico. Questo mi fa paura, perché di questo passo, a forza di incoraggiare l'omologazione, non ci sarà più bellezza, ma solo esteriorità. Non più storie, ma una lunga serie di immagini mute, e senz'anima.
10)Nina Nighl è stato pubblicato dalla giovane casa editrice Voras edizioni. Ci racconteresti qualche aneddoto della vostra collaborazione?
E' appena passata la mezzanotte di una calda notte di luglio. Ho due occhiaie che sembrano un paio di copertoni Firestone, sto bevendo un bicchierone di té freddo (non ricordo di che marca, sicuramente non Belté. Il Belté sa di patina di latte andato a male), e sto chattando da ore con un tizio che cerco d'intortarmi da mesi. A un certo punto, ricevo il messaggio di posta in arrivo.
Controllo. Era l'email di Max, quello che sarebbe diventato il mio "talent scout". Diceva: "Ciao Marta, sono un affezionato lettore del tuo blog, un mio amico sta mettendo su una casa editrice e mi ha chiesto di segnarlargli qualche bravo scrittore. Ho subito pensato a te, dovresti scrivere un racconto per un'antologia e poi magari anche un romanzo, che ne dici, ci stai?"
Ti dico solo che la mia camicia da notte da allora non è più stata la stessa: sfoggia ancora un'indelebile macchiona di tè freddo. Chiamai subito Max, urlando dalla gioia e rispondendo, svegliando tutto il vicinato, che era un sogno che si avverava. Lui disse che ne era felice, ma che magari la prossima volta avrei potuto aspettare le dieci del mattino, per chiamarlo...
11)Un piccolo sogno da condividere con noi?
Vorrei che un giorno la ragazza alla quale mi sono ispirata per il personaggio di Mela mi chiamasse e mi dicesse che leggendo il libro ha pianto. Però di felicità.